IL CANTO DEGLI ITALIANI


“Fratelli d'Italia” - Inno Nazionale (scritto nel 1847) Versi di Goffredo Mameli, musica di Michele Novaro

L' Inno di Mameli – o più precisamente Canto degli Italiani (conosciuto anche come Fratelli d'Italia, dal verso introduttivo) – Fu adottato in via provvisoria il 12 ottobre 1946. In data 18 luglio 2006, con annuncio nella seduta n. 20 del 19 luglio 2006, è stato presentato al Senato della Repubblica un DDL Costituzionale con la seguente modifica: «1. All'articolo 12 della Costituzione, dopo il primo comma è aggiunto il seguente: «L'inno della Repubblica è “Fratelli d'Italia”». Il DDL Cost. è stato assegnato alla 1ª Commissione permanente (Affari Costituzionali) in sede referente il 12 settembre 2006 e annunciato nella seduta pom. n. 33 del 19 settembre 2006.(http://www.radiomarconi.com/marconi/relazione_inno/relazione.htm)

I.

(Prima volta in Si Bemolle, all’unisono)

Fratelli d’Italia,
L’Italia s’è desta,
dell’elmo di Scipio(1)
s’è cinta la testa.
Dov’è la Vittoria(2)?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma,
Iddio la creò(3).

(Si ripeta con seconda melodia in Mi
Bemolle, e voci d’accompagnamento)

Ritornello

Stringiamci a coorte(4),
Siam pronti alla morte;
L’Italia chiamò.

(questi tre versi servono
di Ritornello ad ogni strofa)

II.

Noi siamo da secoli
Calpesti e derisi(5),
perché non siam popolo,
perché siam divisi.
Raccolgaci un’unica
Bandiera, una speme:
di fonderci insieme.
già l’ora suonò.

Ritornello come al n. 1.

III.

Uniamoci, uniamoci:
l’Unione e l’amore;
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore.
Giuriamo far libero
Il suolo natìo;
Uniti, per Dio
Chi vincer ci può?

Ritornello come al n. 1

IV.

Dall’Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano(6),
Ogn’uom di Ferruccio(7)
Ha il core e la mano
I bimbi d’Italia
Si chiaman Balilla(8),
Il suon d’ogni squilla
I Vespri suonò(9).

Ritornello come al n. 1

V.

Son giunchi che piegano
Le spade vendute(10):
Già l’Aquila d’Austria
Le penne ha perdute(11).
Il sangue d’Italia,
Il sangue Polacco
Bevé col cosacco
ma il cor le bruciò(12)

Ritornello come al n. 1
(dopo “L’Italia chiamò” terminare con un “SI’”).

 

NOTE :

(1) E' di Pubblio Cornelio Scipione (n. verso 235 - Literno, 183 a .C.) detto Scipione l'Africano, il vincitore dei cartaginesi a Zama, l'elmo che indossa l'Italia pronta alla guerra per riscattarsi dalla schiavitù e dalla tirannia.

(2) Personificata nell'antica dea alata della mitologia (Atena, figlia di Zeus, dea della guerra, identificata dai Romani come Minerva).

(3) La Vittoria porga la chioma all'Italia, perché possa afferrarla e tenerla stretta a sé, poiché Dio vuole che essa resti sempre con Roma e con l'Italia. La Vittoria si offre alla nuova Italia e a Roma, di cui la dea fu schiava per volere divino.

(4) Propriamente la coorte era la decima parte di una legione romana; qui sta nel senso di battaglioni, di schiere compatte (cfr. Il motto araldico dell'Accademia Militare dell'Esercito di Modena: “Una Acies”, Una sola schiera).

(5) Calpestati e derisi dallo straniero.

(6) Ogni paese sia come Legnano (Milano) ove, il 29.V.1176, la Lega lombarda uscì vittoriosa contro Federico I Barbarossa.

(7) Il Cap. Francesco Ferrucci morì il 12.VIII.1530 difendendo Firenze contro Carlo V. Sua la frase celebre a Fabrizio Maramaldo: “Vile, tu uccidi un uomo morto”.

(8) Soprannome di Giambattista Perasso, ragazzo genovese di 17 anni del quartiere di Portoria, che nel dicembre 1746 lanciando sassi contro gli austriaci, diede inizio alla rivolta che portò alla loro temporanea cacciata

(9) Ogni squilla significa “ogni campana”. All'ora dei Vespri il lunedì di Pasqua 30.III.1282, a Palermo il popolo insorse contro Carlo I d'Angiò, tutte le campane chiamarono il popolo di Palermo all'insurrezione, i Vespri Siciliani.

(10) Le spade dei soldati mercenari, deboli come giunchi, che combattono perché retribuiti e non certo per amor di patria; sono come giunchi, quindi deboli, facili ad essere piegate e vinte.

(11) L'Aquila bicipite (o con due teste) dello stemma austriaco ha perso la sua prepotenza e la sua baldanza.

(12) L'aquila austriaca bevve, insieme con gli alleati cosacchi russi, il sangue degli italiani e dei popoli oppressi e poi ribellatisi, ma questo sangue minò la sua potenza.

Goffredo Mameli, poeta e patriota italiano, autore di “Fratelli d'Italia” nacque a Genova il 5.IX.1827 e morì a Roma il 6.VII.1849 (a 22 anni). Nel 1848 combatté a Milano e l'anno seguente a Roma alla difesa della Repubblica partecipando, quale aiutante di Garibaldi, allo scontro di Velletri. Fu gravemente ferito nella difesa di Roma e spirò tre giorni dopo l'ingresso dei francesi nella città. E' passato alla storia come il prototipo del poeta romantico combattente per la libertà della patria. Autore di numerose odi, fra cui “Fratelli d'Italia” che musicata da Michele Novaro nel 1847 (debutto ufficiale: 10 dicembre), è divenuta dopo il 2.o conflitto mondiale, inno nazionale della Repubblica Italiana.

Michele Novaro, compositore della musica di “Fratelli d'Italia” nacque a Genova il 23.XII.1822 e morì, sempre a Genova il 21.X.1885 (a 63 anni), dopo avere fatto appena in tempo a vedere l'impresa garibaldina dei Mille, la breccia di Porta Pia con la bandiera italiana sul torrino del Quirinale e in pratica la conclusione del ciclo risorgimentale. Riposa nel cimitero di Staglieno vicino alla tomba di Giuseppe Mazzini. L'epigrafe, di Arrigo Boito, recita: “Artefice di possenti armonie / onde ebbe Italia quel canto / che ridestando nel cuore degli oppressi / la coscienza dell'antico valore / preluse alla riscossa d'un popolo / e ne accompagnò l'omeriche lotte / dall'Alpi alle terre dei ‘Vespri'”.



I simboli della Repubblica

Disposizioni generali in materia di cerimoniale e di precedenza tra le cariche pubbliche.
(GU 174 del 28 luglio 2006)


L'INNO NAZIONALE ITALIANO "Fratelli d'Italia" - "Best ever*

Ritorna alla pagina iniziale