La leggenda del Piave
1. STROFA:
Il Piave mormorava calmo e
placido al passaggio
Dei primi fanti il ventiquattro maggio:
l’Esercito marciava per raggiunger la frontiera,
per far contro il nemico una barriera.
Muti passaron quella notte i fanti;
tacere bisognava e andare avanti.
S’udiva intanto dalle amate sponde
Sommesso e lieve il tripudiar de l’onde:
era un passaggio dolce e lusinghiero.
Il Piave mormorò: “NON PASSA LO STRANIERO”.
2.
STROFA:
Ma in una notte triste si parlò di tradimento,
e il Piave udiva l’ira e lo sgomento.
Ahi, quanta gente ha visto venir giù, lasciare il tetto,
per l’onta consumata a Caporetto!
Profughi ovunque! Dai lontani
monti
Venivan a gremir tutti i suoi ponti.
S’udiva allor dalle violate sponde
Sommesso e triste il mormorio de l’onde:
come un singhiozzo in quell’affanno nero.
Il Piave mormorò: “RITORNA LO STRANIERO”.
3.
STROFA:
E ritornò il nemico, per l’orgoglio e per la fame
Volea sfogar tutte le sue brame.
Vedeva il piano aprico di lassù: voleva ancora
Sfamarsi e tripudiare come allor…
“NO” disse il Piave, “NO” dissero i fanti,
“mai più il nemico faccia un passo avanti”
Si vide il Piave rigonfiar le sponde!
E come i fanti combattevan l’onde.
Rosso del sangue del nemico altero,
Il Piave comandò: “INDIETRO VA’ STRANIERO!”
4.
STROFA:
E indietreggiò il nemico fino a Trieste, fino a Trento
E
la Vittoria
sciolse le ali al vento.
Fu sacro il patto antico: tra le schiere furon visti
Risorgere Oberdan, Sauro e Battisti.
Infranse alfin l’italico valore
Le forche e l’armi dell’impiccatore.
Sicure l’Alpi… libere le sponde
E tacque il Piave: si placaron l’onde.
Sul patrio suol, vinti i torvi imperi,
la pace non trovò NE’ OPPRESSI, NE’ STRANIERI.
E.A. Mario (pseudonimo di Giovanni Ermete Gaeta)
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Cenni
storici
(significato dei versi e cronologia degli eventi)
Nella
notte tra il 23 e il 24 maggio del 1915 l’Italia entrava in guerra:
era l’occasione per completare il processo di unità nazionale e
liberare il Trentino e
la Venezia Giulia
dal dominio austriaco. Il nostro esercito, nel marciare coraggioso e
silenzioso verso la frontiera con l’Austria, passò sul fiume Piave,
che espresse poeticamente la sua gioia con il tripudio delle onde.
24
ottobre del 1917, il nemico ruppe il fronte orientale italiano a
Caporetto; tutte le nostre forze ebbero l’ordine di arretrare onde
evitare l’accerchiamento. Le perdite furono pesanti e ad esse si
accompagnarono le polemiche.
Si
dovettero richiamare le riserve e arruolare i giovani di 18 anni, classe
1899, che per il valore ed il coraggio dimostrato meritarono
l’appellativo di “classe
di ferro”. Il
Piave divenne il simbolo della Patria che fu difesa con rinnovata
determinazione sotto la guida del Gen. Armando Diaz.
Sulla
nuova frontiera Monte Grappa-Piave si decidevano le sorti della guerra.
La poderosa offensiva scatenata dagli austriaci nel giugno 1918 cozzò
contro l’eroica resistenza degli italiani; le divisioni nemiche
dovettero “ripassare in disordine il Piave, sconfitte e incalzate
dalle nostre valorose truppe” come si espresse nel bollettino di
guerra il Gen. Diaz.
La
battaglia del Piave è stata una delle più gloriose della storia
d’Italia: costò all’Austria 150.000 uomini e fu l’inizio della
sconfitta. Gli austriaci e gli alleati tedeschi videro “cadere come
foglie morte” nelle acque del Piave le loro speranze di vittoria, come
scrisse il comandante tedesco Ludendorff dopo la guerra.
Il 24
ottobre 1918, proprio nel giorno anniversario della sconfitta di
Caporetto, l’esercito italiano lanciò una massiccia e generale
offensiva che portò alla vittoria dell’Italia, chiamata di Vittorio
veneto, dal luogo dove avvenne per prima lo sfondamento delle linee
nemiche.
L’avanzata
italiana fu travolgente; dopo aver catturato centinaia di migliaia di
prigionieri, il 3 novembre le truppe italiane entrarono in Trento e
Trieste. Lo stesso giorno l’Austria si arrese e firmò l’armistizio,
che sanciva la cessazione della guerra per il 4 novembre.
Solo
allora si placarono le acque del Piave, quando furono sconfitti gli
imperi oppressori e
la Pace
trovò gli italiani liberi sul patrio suolo, dalle Alpi al mare.
Questa
la Grande Storia
condensata nella “Leggenda del Piave”,
la Storia
di una guerra non di offesa ma di difesa della Patria, sostenuta dal
popolo e valorosamente combattuta da nostri soldati per il completamento
dell’unità d’Italia.
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